Infelici?
Il libro Big Potential di Achor Shawn riporta questo dato: nel 1978 l’età media in cui si riceveva una diagnosi di depressione era 29 anni, nel 2009 l’età media era scesa a quattordici anni e mezzo. Si presume purtroppo che dal 2009 ad oggi l’età media sia scesa ancora ulteriormente.
Depressione significa infelicità , come mai nell’era del benessere le persone sono più infelici?L’essere umano ha in sé gli strumenti di ricerca per risolvere i problemi, e questo è un problema, un grande problema.
Possiamo avallare alcune ipotesi sulla questione?
Prendiamone in esame due, la diminuzione dell’attenzione verso le persone comuni ed il confronto sociale.
L’interesse verso l’altro ha avuto una discesa man mano che è emersa la cultura dell’immagine. La diffusione della televisione e del cinema ha focalizzato l’attenzione sui miti dello sport e dei film, diminuendo com’è ovvio l’interesse per la persona comune, che non ha la bellezza e l’eroismo del mito.
I personaggi dello sport, e soprattutto del cinema, sono diventati a loro volta testimonial di consumismo, lusso e jet set; di conseguenza si è diffuso il confronto sociale, che ha portato gradualmente le persone ad indebitarsi per vivere al livello degli standard sociali.
Se hai una bella casa, una bella auto, vai in vacanza e in settimana bianca, esci a cena ogni settimana e ti vesti alla moda sei ok, altrimenti sei uno sfigato. Quindi la tua felicità non è più dentro di te, ma fuori di te nel mondo, che diventa sempre più impegnativo ed irraggiungibile, perché è un obiettivo, non uno stato interiore.
Chiunque è stato in Africa ha notato come i bambini sfoggino un sorriso gioioso, mentre l’infanzia da noi sembra essere tesa e stressata, esattamente come i genitori.
Più ci allontaniamo dall’umano e dalla natura e più aumenta la nostra infelicità . Non a caso oggi, le persone più infelici e frustrate vivono nelle città , dove si concentra per un fatto di numeri il degrado umano e sociale.
Buona riflessione!
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